Ecco perché i gatti siamesi hanno una colorazione così particolare

Gianmarco Bonomo image
di Gianmarco Bonomo

23 Gennaio 2024

Ecco perché i gatti siamesi hanno una colorazione così particolare

I gatti sono animali iconici: il loro comportamento, il modo in cui giocano, i momenti di comicità involontaria hanno cementato questo mito. Eppure, alcuni gatti sono più iconici di altri, come per esempio il gatto siamese. Questa razza non passa inosservata già ad un’occhiata superficiale grazie alla sua colorazione, ma perché? O meglio: da cosa dipendono i colori dei gatti siamesi? Scopriamolo insieme!

Identikit del gatto siamese

Identikit del gatto siamese

Pexels

Come dicevamo in introduzione, a distinguere il gatto siamese è già la sua colorazione unica. Tutto il corpo ha un particolare color crema, tranne alcune zone come le zampe, la coda e il volto, o meglio la maschera. Questa colorazione è il risultato di una mutazione genetica dovuta al cosiddetto gene himalayano, identificato dai ricercatori nel 2005. Si tratta di un gene recessivo espresso da entrambi i genitori. In questo caso il mantello dei gatti siamesi acquista un’incredibile sensibilità alla temperatura, sensibilità alla base del cambio di colore.

All’interno del grembo materno, la temperatura di sviluppo dei gatti siamesi è quella normale di 38,3° C, come avviene per tutti gli altri gatti. Una volta nati, i gattini sono tutti bianchi e poco a poco iniziano a raffreddarsi alle estremità. Di conseguenza, il gene himalayano attiva la produzione di melanina proprio nelle zone più fredde del manto: coda, zampe, orecchie e muso diventano quindi più scuri.

Il cambio di colore nei gatti siamesi

Il cambio di colore nei gatti siamesi

Pexels

Se alla nascita sono bianchi, i gattini di razza siamese ben presto iniziano a cambiare colore. Questa mutazione nel pelo è già evidente a circa due settimane d’età, con delle sfumature più scure che compaiono sulle zampe. A un mese, invece, i piccoli hanno già un po’ del colore finale che può essere di diversi tipi: seal point, lilac point, chocolate point e blue point sono alcuni esempi.

Una volta comparsa, la mutazione indotta dal gene himalayano è stata selezionata e quindi diffusa mediante l’allevamento. In origine presente nei gatti dell’Asia, oggi il gene è caratteristico del gatto siamese, del Sacro di Birmania, del Ragdoll e del Burmese. La mutazione genetica può essere presente anche nelle razze miste.

Il gene himalayano: buono o cattivo per il gatto siamese?

Il gene himalayano: buono o cattivo per il gatto siamese?

Pexels

Anche il colore degli occhi di un gatto siamese è influenzato dal gene himalayano. Non si tratta però di una colorazione del pelo che interviene soltanto durante lo sviluppo. Un gatto siamese può essere rasato un una zona, magari nella preparazione ad un intervento, e il pelo potrebbe ricrescere di colori diversi. Bianco se quella zona viene tenuta al caldo, scuro se invece è fredda.

Peraltro, il gene himalayano non è presente soltanto nel gatto siamese, ma anche in animali come i ratti, i gerbilli e i visoni americani. Nel 2021 fu anche segnalata la presenza di un bassotto che aveva una variante del gene. La mutazione non conferisce di per sé particolari vantaggi o svantaggi agli animali domestici, al netto di alcune problematiche di natura oculare. Certo è che questa mutazione, in origine un adattamento, è diventata una caratteristica estetica che noi apprezziamo e ricerchiamo. E che ha reso celebre la razza dei gatti siamesi, molto più iconica di altre.